Formazione e apprendimento. Diversi i contesti, diversa la didattica.

Relazione di Dianora Casalegno
22 ottobre 2005

Ci troviamo qui oggi per parlare di counseling, counselor, scuola di counseling con l’intento di avviare  un confronto sui temi dell’apprendimento e  della formazione che riteniamo più idonei al fine di garantire agli allievi il conseguimento di una elevata competenza professionale.

Prima di entrare nello specifico dei temi fornirò un quadro di riferimento sintetico ed essenziale sul percorso del counseling in Italia, sulla associazione professionale a cui come scuola aderiamo, sulle differenze tra counseling e psicoterapia e sulla figura del counselor che intendiamo  formare.

Evoluzione  del counseling  in Italia

Da quando l’uomo e’ al mondo gli atti di porgere ascolto, offrire sostegno, rassicurare ed incoraggiare hanno fatto parte della relazione spontanea tra gli esseri umani; come attivita’ possiamo  quindi dire che e’ sempre esistita, esercitata da insegnanti, educatori, pedagogisti, assistenti sociali e da molte altre figure.

Ma, a differenza dei paesi a cultura anglosassone dove era gia’ ampiamente diffusa e riconosciuta come professione,  in Italia  e’ stata, fino a pochi anni fa, un “qualcosa” di  veramente indefinito.

Le parole stesse counselor e counseling non erano neppure riportate nei dizionari e solo dal 1990 lo Zingarelli  inserisce seppur in modo riduttivo, counseling come “attivita’ di consulenza specifica per l’orientamento professionale”.

Nel 1993 nasce la S.I.C.o Societa’ Italiana Counseling  che persegue lo scopo di riunire in un unico organismo i counselor e le organizzazioni che si occupano di counseling per favorire lo sviluppo di questa professione e la diffusione del counseling professionale.

Le iniziative che promuove sono tese a definire  i criteri di qualificazione ed accreditamento dei counselor, gli standard di formazione per l’esercizio della professione, proporre corsi di formazione effettuati da scuole riconosciute ed accreditate, ed a far crescere una piu’ ampia associazione europea in accordo con le direttive CEE riguardante uno standard comune per il riconoscimento dei diplomi.

Successivamente sono iniziati i rapporti con il C.N.E.L (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) ed i lavori per arrivare ad un graduale adeguamento alle normative vigenti sulle professioni non regolamentate, sempre in funzione delle direttive europee.

La S.I.C.o e’stata chiamata far parte della Consulta delle Associazioni  delle professioni non regolamentate, ed ha continuato ad operare fissando i criteri per l’accreditamento delle scuole di formazione e redatto un codice etico e deontologico a cui fare riferimento.

Nel settembre 2004 la S.I.C.o ha ottenuto la personalita’ giuridica come associazione professionale di categoria, proseguendo cosi’ il cammino verso il maggiore riconoscimento e legittimazione dei suoi iscritti e della professione stessa del counselor.

Attualmente chi ha frequentato una scuola accreditata presso la Associazione, possiede i criteri per essere ammesso all’esame e lo ha superato , puo’ chiedere l’iscrizione al Registro Italiano dei Counselor Professionisti depositato presso la S.I.C.o Nazionale.

Questo il cammino compiuto in dodici anni di impegno e coinvolgimento di molti  che hanno visto nell’evolvere della professione un motivo per impegnarsi e in qualche modo rinnovarsi anche nel loro modo di lavorare.

Counseling come professione autonoma

Uno dei temi che sempre si presenta quando si inizia a parlare del counselor e del counseling, e’ quello dei confini tra l’attivita’ di counseling e la psicoterapia.

Anche se questo non rappresenta certo il motivo del nostro incontro di oggi, penso sia utile spendere alcune parole in merito, giusto per sgomberare il campo da fraintendimenti e sovrapposizioni che recano danno o quantomeno confondono, e per ribadire che il counseling e’ una professione a se stante, autonoma ed indipendente, connotata da caratteristiche che la distinguono da altre professioni.

Entrambi gli interventi di psicoterapia e di counseling hanno come obiettivo il cambiamento e perseguono il benessere della persona.

Dire che il counseling si occupa di disagi lievi, meno gravi e profondi di quelli di cui si occupa la psicoterapia, e’ corretto ma  certo non sufficiente.

Uno degli elementi che differenzia i due campi e’ rappresentato dal focus dell’intervento: mentre la psicoterapia lo pone a livello intrapsichico, il counseling lo pone a livello interpersonale e sociale.

La psicoterapia si focalizza sulle dinamiche inconsce, lavora sui vissuti regressivi, ritorna costantemente al passato per recuperare i sentimenti antichi e le vecchie emozioni che ancora irrompono nel presente creando disagio e sofferenza.

Il counseling si focalizza sul presente prendendosi carico dei disagi e delle difficolta’, lavorando sulle dimensioni interpersonali; i vissuti arcaici vengono riportati nel qui- e- ora dell’esperienza vissuta  e affrontati e risolti previlegiando le capacita’ di risoluzione autonoma dei problemi.

Il transfert, elemento fondamentale in un percorso psicoterapico, e’ presente anche nella relazione di counseling ma qui non viene interpretato, i suoi contenuti non vengono analizzati.

Di grande rilievo e’ l’alleanza che si instaura tra le due persone il counselor ed il c liente , un legame basato sulla fiducia e sul coinvolgimento reciproco che assicura la possibilita’ stessa di poter operare.

Non meno significative sono le differenze di setting e di contratto: la psicoterapia, a meno che non si parli di psicoterapia breve focalizzata, ha una durata non definibile a priori mentre il counseling e’ un percorso che si effettua in  un numero definito e limitato di incontri,

all’interno di una struttura ben precisa, concordata durante il primo incontro, quello in cui si stabiliscono  le regole fondamentali di contratto e di  setting.

Nel counseling  il contratto rappresenta un altro elemento  che lo connota in modo specifico; si tratta di un contratto psicologico composto da due aspetti, uno di contenuto ed uno di processo. Nell’area dei contenuti sono racchiusi gli obiettivi, le condizioni, il setting, le modalita’ con cui si andra’ ad operare, e nell’area del processo si ritrova la relazione, il coinvolgimento la comprensione, tutto cio’ che “passa’ tra le due persone in termini di rapporto.

Il contratto psicologico fa scaturire l’alleanza,  crea la fiducia, permette di cooperare, di metter le proprie risorse in gioco per il raggiungimento degli obiettivi.

 Figura professionale

Mi pare che possa gia’ risultare evidente che la figura professionale che vogliamo formare debba possedere caratteristiche specifiche che gli consentano di interpretare un ruolo di primaria importanza

Intendiamo parlare del counselor come di una persona capace di porsi nella relazione d’ aiuto mettendo il cliente al centro della ricerca di senso del proprio agire, aiutandolo ad apprendere ed a liberare le proprie potenzialita’.

Cosi’ come il counselor non ha di fronte a se’ un percorso prefigurato rigidamente ma un percorso  da costruire a misura di ogni cliente, perche’ e’ questo che conduce   al recupero della capacita’ di esser attore del proprio progetto; allo stesso modo il counselor dovra’ esser in grado di esser “imprenditore “ di se stesso e saper costruire il proprio percorso professionale inserito nel tempo attuale che non prevede, come e’ noto, certezze di assunzioni ne’ garanzie sociali.

La visione dell’uomo non e’ quella di vittima di un passato immobile ed intoccabile e  neppure di malato bisognoso di cure alla ricerca di chi abbia il potere di salvarlo, ma di uomo artefice del proprio destino capace di prender la propria vita in mano.

Il counselor e’ una figura che si inserisce  nella societa’ attuale, dove tempi e spazi sono modificati rispetto al passato, dove il problema va’ affrontato e risolto in tempi brevi, e la soluzione del problema va’ cercata proprio la’ dove il problema si e’ evidenziato e quindi nella persona stessa , che deve essere aiutata a  ritrovare in se’ la responsabilita’ del proprio agire e le risorse per uscire dalle proprie impasses.

I rapidi cambiamenti in corso nella societa’ richiedono di esser flessibili, di sapersi adattare a nuove esigenze cosi’ come a nuovi linguaggi e nuove  tecnologie.

Il professionista counselor deve saper gestire gli elementi di un sistema complesso e deve sapersi muovere in un’ottica sistemica orientata al futuro.

Compito della formazione e’ quello di tendere a valorizzare  le capacita’ che la persona gia’ possiede e non riesce e non sa utilizzare pienamente , fino a  fare esprimere  ad ognuno un comportamento funzionale, ecologico nel momento di vita presente  del nuovo  professionista counselor.

A mio parere c’e’ un’altra analogia  tra le dimensioni dell’apprendere e la professionalita’ del counselor.

Alberto Munari in un intervento del novembre 2003 al Somedia dopo aver analizzato i diversi modelli di apprendimento sintetizzava i fattori facilitanti dell’apprendimento:

  •  l’attivita’ del soggetto, protagonista e responsabile del proprio agire
  • l’empatia cioe’ il rapporto tra docente e allievo
  • l’ancoraggio alla realta’, al qui e ora dell’esperienza
  • il rapporto con il Sapere di tipo epico, non rapporto con il sapere calato dall’alto e recepito in modo passivo ma  il discente/esploratore che va’ alla ricerca della propria meta, proprio come il counselor ed il cliente alla ricerca di se’.

 

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